Mercoledì 5 novembre presso la Cattedrale di Parma nell’ambito dell’iniziativa Basilica e Agorà, è stato avviato il ciclo di incontri intitolato Bios che tratta le tematiche che ruotano intorno alla vita in tutte le sue forme. In collaborazione con Avvenire e con il Patrocinio di Vita Nuova, eminenti esperti della materia dal punto di vista legale, medico ed etico, moderati dal caporedattore di Avvenire, FRANCESCO OGNIBENE, hanno affrontato la questione del fine vita. Sull’argomento, dice Francesco Ognibene, bisogna mettersi in ascolto piuttosto che fare tifoseria come è in uso oggi.
Non bisogna polarizzarsi intorno a chi ha ragione e chi ha torto, ma bisogna capire la complessità del fine vita, senza piegarsi alla contesa ideologica o politica.
È richiesta una certa competenza per trattare tale tema, e non ci si può fare trascinare dalla fretta come è caratteristico dei social.
Gli ambiti coinvolti sono tanti: medico, fisico, religioso, antropologico ecc. ed è difficile dire da quale parte stare
ALBERTO GAMBINO, presidente del Centro studi scienza e vita della CEI e professore di diritto privato all’università europea di Roma, ha aperto la trattazione ricordando i casi Englaro, Dj Fabo e Welbi che hanno fatto storia e hanno obbligato il legislatore ad emanare delle norme sul fine vita. I tre casi, pur simili tra loro hanno avuto caratteristiche tecniche profondamente diverse che hanno fatto in modo che le leggi ad oggi esistenti possano distinguere quando si tratta di accanimento terapeutico, quando si tratta di trattamenti sanitari o presidi sanitari. I tre casi citati hanno fatto storia in Italia e si è coì arrivati a regolamentare il testamento biologico e i requisiti per l’impunibilità, il ruolo che gioca la sanità e gli obblighi (o meglio dire i non obblighi) dei medici. Si è fatto presente che gli ospedali sono luoghi di cura e assistenza dei malati e non possono essere considerati dei luoghi dove si va a morire. Si è parlato dell’accudimento dei malati anche terminali e delle cure palliative la cui strada per la diffusione e l’utilizzo è ancora lunga, nonostante oggi esistono leggi in materia che tutelano il diritto del malato a farne ricorso in caso di necessità. Sono trattamenti farmacologici e non farmacologici che possono dare sollievo. La medicina ha dei limiti oggettivi ed è lì che entrano in gioco l’empatia, l’ascolto, la vicinanza e ci sono casi di benefici delle cure palliative che prendono in carico non solo il malato ma tutta la famiglia. VITTORIO FRANCIOSI oncologo molto conosciuto a Parma, ha portato la sua testimonianza di medico che ha notato come la relazione con il malato può dare benefici e sollievo.
Il dott. PIERANTONIO MUZZETTO ha concluso la serata mettendo in guardia sugli errori che si possono commettere nell’interpretazione della questione del fine vita, facendo notare che tale argomento era già stato oggetto di studio e di dibattito all’inizio del secolo scorso, fino al periodo del ventennio fascista e l’istaurazione delle leggi razziali.
Alla fine dei lavori, il vescovo Solmi ha ringraziato tutti i partecipanti dando appuntamento al prossimo incontro che si terrà a gennaio 2026.
Video completo sul canale YouTube della GPTV al seguente link:




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