In onore di Santa Elisabetta d’Ungheria, prima laica francescana, patrona dell’ordine francescano Secolare, la cui ricorrenza è fissata per il 17 novembre, il Santuario di San Francesco al Prato è stato animato dalla teologia, dalla cura e dalle celebrazioni. Sabato 15 novembre alle ore 20,30 è stato organizzato l’incontro intitolato “La cura delle parole: il Vangelo e le creature”, tenuto dalla teologa e filosofa Anna Pia Viola. Le parole hanno un peso, dice la professoressa, quando le svuotiamo di senso, perdiamo insieme anche la nostra coscienza storica e il nostro sguardo critico. Per questo siamo chiamati ad avere cura della Parola e delle nostre parole: perché da esse può nascere vita, rinascita, pace.

La pace non è un sentimento vago, ma la possibilità di continuare a vivere dentro il dolore e il conflitto. La filosofa francese Simone Weil ricordava che chiarire i concetti e usare parole vere può davvero salvare vite umane: perché quando alle parole non seguono i fatti, cresce il conflitto; quando invece una parola è mantenuta, diventa generativa.

Attraverso la cura del creato riscopriamo parole antiche e decisive, come alleanza: un patto che ci lega alla terra con responsabilità e reciprocità. Questa alleanza passa attraverso scelte concrete: dalla logica del consumo alla condivisione; dall’apparenza all’interiorità; dall’eccesso alla sobrietà.

La Regola francescana ce lo ricorda: cerchiamo una giusta relazione con i beni, semplificando le nostre esigenze. La sobrietà ci restituisce la misura delle cose e ci permette di guardare gli altri come fratelli, senza dominio ma con condivisione.

La vocazione francescana è una chiamata alla cura: del creato, della parola, della vita.

Annunciare il Vangelo significa trattare il nostro parlare con la stessa serietà con cui parlava Gesù: parole che sollevano, che restituiscono speranza, che dicono all’altro “àlzati”, come nel Vangelo: Talità kum.

Non è un elenco di cose da fare, ma un modo nuovo di pensare: essenzialità, sobrietà, cura.

Parole che, se custodite, ci rendono più umani e rendono più liberi coloro che incontriamo.

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