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Domenica 9 Dicembre AVVENTO 2018

Preparate la via del Signore

Tanto ci colpiva la sintonia che esisteva tra il caro e Santo Giovanni Paolo II e i giovani: sintonia che ritroviamo intensa e profonda con Papa Francesco, che nei suoi viaggi sempre li incontra e sono i momenti più intensi e veri anche sul piano umano. Ricordo una risposta da vero maestro di S. Giovanni Paolo II ai giovani che lo interpellavano, in un incontro a Torino, in occasione del centenario di S. Giovanni Bosco. Gli avevano chiesto se riteneva che pace, sviluppo e solidarietà fossero obiettivi raggiungibili in questo nostro mondo e quale potesse essere il loro contributo. La risposta: “Potete essere ciò che gli uomini attendono da voi, se vi decidete ad agire. Solo abbiate la purezza delle motivazioni, che vi rende trasparenti; il respiro della speranza, che vi fa costanti; l’umiltà della carità, che vi rende credibili.’
Parole che sembra di sentire riecheggiare in tanti inviti di Papa Francesco:
“Non abbiate paura di Cristo Lui non vi toglie nulla e vi dona tutto… Pensate in grande!… Una delle più grandi sfide è quella di imparare ad amare… Non abbiate paura di amare! Ma, anche amando, preservate la vostra integrità morale… Siete chiamati a prendervi cura del creato, non solo come cittadini responsabili, ma anche come seguaci di Cristo!… Abbiate la cura per i poveri. Ma, per favore, date di più! Quando offrite qualcosa del vostro tempo, dei vostri talenti e delle vostre risorse alle tante persone bisognose che vivono ai margini, voi fate la differenza”.
Sono esigenze che devono toccare ognuno di noi, qualsiasi sia la nostra età. È proprio del discepolo dare un contributo vitale, cooperare con il Suo Maestro a ?raddrizzare i sentieri del Signore’.
Diciamoci la verità: siamo davvero stanchi di feste che non sono feste; stanchi di correre dietro a mode che sono illusioni di poco tempo; stanchi forse del vuoto che c’è in noi o della pesantezza delle nostre colpe; stanchi e spaventati, in continuo stato di difesa, per la troppa violenza che ci circonda; stanchi di non sapere se qualcuno davvero esiste, in cui porre fiducia.
Ma non sappiamo come scrollarci di dosso questa stanchezza, questa insicurezza e paura, che rischiano diventare un pericoloso cancro dell’anima, trasformandosi in indifferenza o in intolleranza, quando invece l’anima ha bisogno di quella pienezza di ?salute’ che solo Dio può dare.
Così il profeta Baruc, oggi, ci esorta:
“Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti il manto della giustizia di Dio, metti sul capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore ad ogni creatura sotto il cielo.
Sarai chiamata da Dio per sempre ?Pace della giustizia e gloria della pietà’. Vedi, i tuoi figli, riuniti da occidente ad oriente alla Parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te, ora Dio li riconduce. Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni montagna e le rupi secolari, di colmare le valle e spianare la terra, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio”. (Baruc. 5, 1-9)
E Paolo ci esorta: ?Prego che la vostra carità cresca…. Perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio” (Fil 1, 4-6.8-11)
Ma ci sono tanti atteggiamenti da cambiare.
Un buon segno della ricerca di un cambiamento è la solidarietà verso chi è solo e cerca da noi amore e aiuto. E’ la strada buona che ci conduce a Betlemme. Bisogna però non fermarsi ad un momentaneo e fugace sentimento di pietà, ma condividere. Ci vuole il coraggio della fede e della carità. Non si può conoscere e creare speranza senza queste due sorelle: fede e carità. È davvero il momento, questo, di farci prendere il cuore dalla certezza che Dio ha ?a cuore’ la nostra storia, quella personale e quella di tutti, e cerca di farsi strada…
Questo, carissimi, è proprio il tempo in cui si deve avere la forza interiore, che è già dono dello Spirito, e domandarci se, nella nostra vita, c’è spazio per Dio e ?cosa’ impedisce a che Lui si faccia vicino. È davvero il tempo di comprendere, per vivere, le esortazioni che ci vengono nel Vangelo, attraverso la voce di Giovanni il Battista: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri’, ossia le strade sbagliate che determinano le nostre scelte. Solo così, secondo il sogno di Dio per l’umanità, ?ogni burrone sarà riempito, ogni monte e colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.” (Lc 3, 1-6)
Purtroppo a volte siamo noi a costruire ?monti e colliné, che impediscono la visione di Dio, così come frenano i nostri passi o li fanno volgere in direzioni opposte a quella della felicità, dono di Dio, per cui ?c’è più gioia nel dare che nel ricevere’. Siamo disposti a ?spianare la via’ a Gesù che viene?
Facciamoci senza timore scuotere dall’amore di Gesù, che sta venendo e cerca il Suo posto nella nostra vita. Iniziamo di cuore a camminare nella Chiesa, popolo di Dio, in questo anno del Giubileo della Misericordia, che inizierà l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria.
Quale ?doppio’ dono e quale grazia, anche perché Maria non è solo la Mamma di Gesù, ma Gesù dalla croce ce l’ha donata come Mamma nostra, e in questi tempi, che sembrano a volte un venerdì di passione senza la domenica della resurrezione, attraverso di Lei davvero Dio vuole irrompere nella nostra vita. Come ha scritto Papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo:
“Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.”. Così sia!

mons. Antonio Riboldi

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