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ASIA BIBI LIBERA

Dopo 3.420 giorni di carcere ingiusto e ingiustificato, Asia Bibi è finalmente libera. La madre cattolica di cinque figli è stata definitivamente assolta dalla Corte Suprema, che ieri ha comunicato pubblicamente il verdetto.

Dopo essere stata condannata in primo e secondo grado per false accuse di blasfemia, l’8 ottobre si è tenuta a Islamabad l’udienza finale del processo, presieduta dal presidente della Corte suprema, Mian Saqib Nisar.

In quell’occasione, i giudici hanno preso una decisione ma hanno tenuta segreta la sentenza, vietando ai media di parlare del caso a motivo della sua estrema delicatezza. Attualmente, 300 agenti sono stati schierati a guardia del tribunale.

Asia Bibi è stata denunciata nel 2009 da una donna che la accusava di aver insultato l’islam durante una discussione. Un anno dopo viene condannata a morte. Inizia il suo calvario. Asia fa prima appello alla Corte di Lahore (2014) e poi attende (nel 2015) il responso della Corte suprema, la quale decide di fermare l’esecuzione dopo aver accettato di studiare il suo fascicolo. L’assoluzione arriva perchè “ci sono contraddizioni nelle testimonianze”.

Il suo caso aveva attirato l’attenzione dei Pontefici Benedetto XVI e Francesco. Lo stesso presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani si è speso più volte per Asia Bibi. L’ultima, solamente una settimana fa, quando ha chiesto “un processo equo e di evitare ogni forma di discriminazione o pregiudizio religioso”.

Ma ora la situazione in Pakistan non è facile; chi in questi anni ha difeso la donna cristiana è stato barbaramente ucciso. È il caso dell’ex governatore del Punjab, Salman Taseer, ammazzato nel 2011 da una dele sue guardie del corpo, Mumtaz Qadri, solamente perché aveva difeso pubblicamente la causa di Bibi. Qadri è stato successivamente giustiziato nel 2016 e sepolto come un eroe. C’è poi il caso di Shahbaz Bhatti, ministro cristiano delle Minoranze, ucciso sulla soglia di casa nel 2011 per aver difeso Bibi e chiesto di impugnare la legislazione contro la blasfemia.

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